Sono di recente pubblicazione due articoli che sottolineano i risultati e le potenzialità del sistema ITS in Italia. L’analisi arriva da due voci autorevoli del panorama giornalistico nazionale, La Repubblica e Il Sole 24 Ore.

Lo spunto resta sempre lo stesso: il ritardo dell’Italia nell’adeguamento degli standard di offerta di lavoro specializzato rispetto alle richieste delle imprese. Un paio di numeri che chiariscono meglio la dimensione del problema. A fronte dei 10.000 studenti che frequentano gli ITS, la richiesta delle imprese di tecnici specializzati supera il mezzo milione di unità.  Una differenza abissale che è andata progressivamente aumentando dopo le iniziative di Industria 4.0, promosse dagli ultimi governi, cui è venuto meno il necessario adeguamento formativo.

A questo punto assumono ancor più significato le parole di Alessandro Mele, presidente di ITS Italy: “Abbiamo lanciato oggi l’avvio di un Patto con le imprese per favorire stage e lavoro. E’ nata una piattaforma aperta cui possono aderire tutte le imprese perché ad oggi gli Its sono l’unica agenzia educativa realmente integrata con il sistema produttivo. Diventa dunque essenziale diffondere la cultura degli Istituti Tecnici Superiori, scuole ad alta specializzazione, per far fronte alla grave disoccupazione giovanile e alla cronica mancanza di tecnici specializzati nel nostro Paese”.

Con un indice di occupabilità che mediamente, sul territorio italiano, supera l’80% e che, in Lombardia si aggira intorno al 90%, gli ITS sono oggi una delle più concrete opportunità di formazione professionalizzante. Ecco perché il Governo ha appena deciso di innalzare lo stanziamento di fondi di 20 milioni nel 2019 e di 35 nel 2020. Un’ammissione di necessità per una realtà che è riuscita ad ottenere risultati molto più che incoraggianti senza essere sostenuta da adeguate campagne pubblicitarie e con poche risorse disponibili.

Ma diamo qualche altro numero per spiegare meglio la strategia degli ITS, che vede la qualità dell’istruzione “professionalizzante” è al primo posto: su media nazionale il 42% del percorso scolastico è svolto in impresa e il 27% delle ore di teoria in laboratori di aziende o di ricerca, dove il 70% dei docenti proviene dal mondo del lavoro. Un partecipazione, quella aziendale, che rappresenta il fondamento stesso della missione degli ITS: creare occupazione specializzata che sia volano per la crescita nei comparti a maggior potenziale.

Un potenziale che guarda anche oltre oceano e alle forme di finanziamento e sostegno allo studio. Sembrerebbe infatti essere prossimo alla firma un accordo che coinvolge i College americani in programmi di scambio. E’ invece già realtà il sostegno “per Merito”, che ha visto tra i primi a prenderne parte, assumendo ruolo di garante, la Fondazione Giuseppe Merlini, con il contributo ed il sostegno finanziario di Intesa SanPaolo.

Gli ITS crescono, si affermano, si specializzano: tu cosa vuoi fare?