Da ormai due settimane è attiva per tutte le classi della Fondazione la formazione a distanza (FAD), prevista anche dal decreto di Regione Lombardia emanato nella scorsa settimana in relazione alla formazione ITS e IFTS.

Prima ancora dell’emergenza Covid-19, un’installazione Microsoft Teams for Education era utilizzata per offrire didattica da remoto alle classi del nostro corso Metodi e Tecniche per lo Sviluppo Cloud. Una modalità resa possibile grazie all’abbonamento Microsoft Office 365, disponibile per ognuno dei nostri allievi, e all’esperienza di Reti S.p.A, partner fondatore della Fondazione ITS Incom con grande competenza nella realizzazione di progetti digitali ad alto valore aggiunto.

Ma perché parliamo di queste esperienze invece che limitarci a dire, come già molti stanno facendo, che la didattica non si deve fermare ed anzi deve evolversi e progredire verso una versione digitalizzata di se stessa? Al di là di quella che è un’inevitabile trasformazione del nostro modo di insegnare e apprendere, ci sono innumerevoli aspetti che crediamo vadano sottolineati e posti al centro di questo processo. Vediamone alcuni:

  1. l’adozione di strumenti di formazione a distanza non è, da sola, sufficiente ad implementare anche metodi e modelli educativi adeguati alle esigenze. L’esperienza ci dice che solo l’uso distribuito di tutti gli strumenti, compresa l’integrazione di app, può riuscire a colmare il vuoto – inevitabile – lasciato dalle esperienze in aula o in laboratorio;
  2. proprio la forte componente esperienziale rappresenta un ulteriore ostacolo che solo con un’adeguata preparazione dei docenti coinvolti è possibile superare. Segmentare le lezioni con frequenti test di apprendimento e valutazione, rappresenta l’unico modo per offrire una formazione “attiva”, in modo particolare per le materie che richiedono la conoscenza di strumenti (software, piattaforme e tool) e modelli (es.: processi creativi, business canvas model, user flow, UX/UI ecc.);
  3. gestire tempi e modi della partecipazione. Non è infrequente che all’interno di un’aula, a volte caotica e apparentemente disorientata, si generi una sorta “magica combinazione” che tutto d’un tratto imprime  una inaspettata progressione dell’apprendimento. E sono proprio la vicinanza, la contaminazione e l’empatia che a volte rendono possibile questo “scatto”. Trovare l’equivalente di questa formula attraverso l’uso di un dispositivo digitale non è per nulla scontato (non lo è nemmeno in aula) ed è per questo che oltre agli strumenti ed alle prove, resta indispensabile affiancare momenti di confronto bidirezionale.

Per queste ed altre ragioni riteniamo che la didattica a distanza rappresenti solo l’occasione per immergersi in una realtà, non la realtà.

Grande contributo ci viene dato dai nostri docenti, in larga misura professionisti del settore ICT, che da tempo operano con soluzioni di remote collaboration. Sono proprio loro che ogni giorno ci aiutano a indirizzare questo nuovo modello, marcando le differenze tra la collaborazione operativa e quella didattica. Perché un conto è attivarsi per traguardare un progetto, nel quale ognuno, competente per la propria parte, ha modo di svolgere compiti e funzioni in ottica di team. Un altro, ben diverso, è invece quello che prevede la formazione di un gruppo di allievi, attraverso modalità one-to-many, intervallati da question time e verifiche di apprendimento a distanza, formulate sulla base di criteri di valutazione predeterminati.

In buona sintesi: mentre aspettiamo il momento in cui tornare ad un confronto diretto e motivazionale con i nostri ragazzi, il nostro primo impegno sarà quello di migliorare la nostra metodica d’insegnamento attraverso l’uso dei tool di collaborazione, non dimenticandoci che le relazioni e i rapporti umani costituiscono sempre e comunque l’essenza stessa della nostra esperienza di vita prima ancora che di apprendimento.